Triumph Motorcycles Ltd & Tue Mantoni: un marchio di fabbrica.

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Non solo aveva mai guidato una Triumph, ma non aveva mai guidato neppure una moto, sino a quando all’età di ventotto anni Tue Mantoni è diventato direttore commerciale della Triumph Motorcycles Ltd. Il primo luglio di quest’anno è diventato CEO, ovvero resposabile operativo dell’intera azienda. Questo ruolo non è frutto di eredità paterne, ma di conquista quotidiana per il raggiungimento degli obiettivi prefissati, come quello di crescere del 20% ogni anno, garantendosi la fiducia di John Bloor, l’inglese che ha creduto nel marchio e lo ha rifondato nel 1984.

Oggi il marchio ha ricostruito il suo valore superando momenti molto difficili come l’incendio poco dopo l’arrivo di Bloor, e passando dalle 25 mila unità del primo anno alle 55.000 dello scorso anno.

Tue ha dichiarato che per la Triumph produrre 75000 unità subito (obbiettivo prefissato) era un risultato fattibile, ma questo non è stato realizzato in virtù di un prodotto qualitativamente più curato e clienti più contenti. Certo le unità stimate quest’anno dovevano essere 65 mila, ma l’errore di stima non ha causato grandi problemi all’azienda. Infatti al contrario di Bmw e Ducati la propria vendita non massiccia nel mercato casalingo, la Triumph produce per il proprio mercato solo il 10% ed ha una distribuzione che non crea timori nei casi di economie in lenta crescita come il mercato italiano, e come potrebbe essere quello statunitense.

Attualmente il marchio sta portando avanti una politica commerciale aggressiva da un lato con il lancio di due modelli nuovi ogni anno ed il ritiro immediato dei modelli che non funzionano, con la produzione di un po’ meno unità di quelle richieste dal mercato (come dice Tue: “è ok, che sia difficile avere una Triumph”), e dall’altra, sempre connessa in una strategia globale una politica di “focus group” e interviste nei principali mercati per un attento monitoraggio della clientela. Tue prosegue dicendo che oggi è importantissimo tenere sotto controllo i costi, e Triumph non produrrà mai nulla in Cina perché quello è un mercato non affidabile, non si può produrre in un paese con una crescita a due zeri, è già tempo di tornare. Le produzioni esterne sono affidate alla Tailandia, con tre stabilimenti, per la produzione di telai, serbatoi e plastiche, produzioni che prima erano affidate a fornitori, produzioni che portano un risparmio da poter investire in maggiori controlli. Da queste scelte scaturisce una Street in linea con i listini giapponesi. Quando è iniziata la collaborazione con la Tailandia, gli scarti erano tre volte superiori a quelli prodotti in patria, poi da una analisi condotta da lui personalmente, Mantoni ha capito che erano troppo fiscali nel loro lavoro, eliminando le parti con difetti di verniciatura in punti invisibili dopo il montaggio. Questo a dimostrazione che il tailandese è molto attento al proprio lavoro, e comunque già culturalmente preparato al settore data la massiccia presenza di industrie automotive, da qui il nome di Detroit dell’Asia.

Altro punto di successo è la gamma sempre bilanciata, infatti i tre segmenti Urban sport, Modern Classic e Cruiser pesano rispettivamente, 65%, 24% e 11%, lo sbilanciamento a favore della prima è oggi dovuto al solo lancio e successo della Street, che nel 2009 sarà riequilibrato dal lancio delle nouve Bonneville stile anni ’70 e dalla T-bird, e poi nel 2010 ci sarà una grossa novità, segreta per ora, che chiuderà un altro “buco” della gamma attuale. Il piano sviluppo modelli dei prossimi 10 anni è, insomma, già pronto.

Per Mantoni, inoltre, la Triumph investe molto in R&S, avendo un ufficio composto da 140 persone, che portano avanti studi in ogni settore. Probabilmente per il marchio inglese il futuro è Biofuel, ma comunque resta un progetto a lungo termine. Oggi, continua Mantoni, Triumph è il tre cilindri, che sempre più spesso è oggetto di interesse da parte dei concorrenti, ma questo non lo preoccupa, la gente sa bene chi è arrivato prima, così come l’Harley è rimasta la stessa quando gli altri la copiavano. Se infatti copiano vuol dire che Triumph ha ragione: la Daytona 675 ha battuto i giapponesi in tutte le comparative, e il 1050 è un riferimento da anni. Tue guida oggi, quando è fuori dal suo lavoro e libero dalle sue responsabilità, una Roket III per le vie di Londra, e non ha paura di attirare l’attenzione.

3 commenti
  1. roy batty
    roy batty dice:

    Shakespeare scriveva nell’amleto: c’è del marcio in Danimarca 🙂

    io ho un po’ di riserve sui direttori commerciali che diventano ceo. ma vista la situazione economica attuale e come certi marchi storici stiano soffrendo direi che Mantoni, visti i risultati, ha tutte le ragioni dalla sua parte. so che è una persona curiosa, intelligente e adesso anche appassionata.
    un’unica nota: una comunicazione più all’altezza del marchio non guasterebbe 😉

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